Mulholland Drive è uno dei film più oscuri di David Lynch, che a un certo punto ha lasciato perfino diffondere degli indizi sulla sua spiegazione.

Me lo ricordo bene quando uscì Mulholland Drive. Ero sui gradini del mio ateneo e sulla plancia oltre la strada campeggiava questo meraviglioso e misterioso poster. Che annunciava quello che Mulholland Drive sarebbe stato: meraviglioso e misterioso. Di questo film di David Lynch si conoscono molte curiosità: per esempio che avrebbe dovuto essere un sequel di Twin Peaks con protagonista il personaggio di Audrey Horne, la scelta del nome avvenuta per caso e quegli indizi diffusi nell’edizione anglofona del dvd.

Mulholland Drive è un film su un amore non corrisposto che diventa paranoia e odio, fino alla (forse) reciproca morte. Quella della protagonista è un’ascesa verso la pazzia, non senza elementi metafisici, che si esprimono in una delle scene più suggestive della pellicola, cioè quella del diner.

Una delle ulteriori particolarità di Mulholland Drive è che si tratta di un film relativamente silenzioso, sebbene ogni scena sia accompagnata dalla colonna sonora adeguata. Ma, di tanto in tanto, ci sono delle canzoni retrò, che spiccano in momenti particolari della pellicola.

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(Qui inizia lo spoilerone). Tornando all’amore malato: è il centro della pellicola. Lynch ci propone due protagoniste che si incontrano per caso dopo quello che normalmente sarebbe un climax, e invece è solo il punto d’inizio: un incidente stradale. L’intimità tra le due protagoniste cresce fino a diventare fisica, ma è solo un sogno, un delirio prima del suicidio. Nella realtà le due protagoniste si sono amate alla follia, finché una di loro non ha amato più, o almeno ha scelto di amare qualcun altro, qualcuno che ne ha favorito la carriera nel cinema. E l’innamorata non corrisposta ha organizzato un omicidio ai danni dell’amata, con tanto di sicari, però non ha previsto l’imprevisto, cioè un gruppo di ragazzi ubriachi ed eccitati al volante. E tutto ricomincia da capo, come in quella filastrocca per bambini:

C’era una volta un re
seduto sul sofà
che chiese alla sua serva:
«Raccontami una storia».
E la serva incominciò:
«C’era una volta un re…»

In Mulholland Drive, che è stato eletto miglior film del millennio, in realtà la trama è assolutamente secondaria rispetto all’estetica. Diciamo che anche senza gli indizi diffusi da Lynch vivevamo benissimo: lo spettatore si siede davanti allo schermo e si lascia guidare nel mondo del sogno. E per ogni maniaco di David Lynch è una sorpresa e al tempo stesso rassicurante perché noto: il film ripercorre stilemi del regista di Missoula e anticipa, in un certo senso, quella che potrebbe essere considerata la sua opera più maestosa, Twin Peaks, un immenso film di 18 ore in cui una parte interessante del cast è confluita.

Il cast di Mulholland Drive comprende Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux, Angelo Badalamenti, Monty Montgomery, Dan Hedaya, Robert Forster, Patrick Fischler, Scott Coffey e Rebekah Del Rio. Watts, Forster, Fischler, Coffey e Del Rio appaiono anche in Twin Peaks 3, dove non fu richiamato invece Michael J. Anderson, presente con un minuscolo significativo cameo in Mulholland Drive.

C’è infatti un filo rosso che ripercorre tutti i film di Lynch e non potrebbe essere altro che rosso. Forse un giorno scopriremo che Mulholland Drive non è un singolo sogno, che Strade perdute non è una singola fuga psicogena, che Twin Peaks non è una singola città sospesa tra due mondi, che l’universo in cui viviamo non è semplicemente strano. Lynch ci prende per mano e poi ci abbandona, perché per ammirare la bellezza non serve una guida: la bellezza è di fronte ai nostri occhi e non ha bisogno di spiegazioni. (Anche se poi gli indizi da lui forniti sono un indovinello che Sfinge levati).

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