Passa agli archivi la terza edizione del Freedom, che si è tenuta a Parete dal 13 al 16 luglio, a opera di Lorenzo Griffo e dell’associazione Santa Lucia del presidente Raffaele Andreozzi.
di Paolo Merenda
Sul palco, l’ultima sera, l’artista internazionale Enzo Avitabile, che è nato nel 1955 a Marianella, quartiere di Napoli, ma che ha girato il mondo con la sua arte e ha raccolto numerosi riconoscimenti sul cammino.
Nel corso della sua carriera, Enzo Avitabile ha vinto tutti i maggiori premi dedicati alla musica e alle colonne sonore nel cinema, come la Targa Tenco, due volte, e il premio De Andrè, ma il suo contributo migliore è del 2016, per il film Indivisibili di Edoardo De Angelis, che gli è valso nel 2017 un David di Donatello, un Ciak d’oro, un Nastro d’argento e un Globo d’oro. Il suo esordio assoluto è stato per un album del 1977, Terra mia, al servizio di Pino Daniele. Per il fulgido album di debutto dell’indimenticato artista, ha curato tutta la sezione fiati, lavoro che ha trasformato in esperienza fin dal 1982, con il suo album di debutto, Avitabile.
A Parete si è reso protagonista di una performance intimistica ma anche di respiro globale, grazie ai Bottari, gruppo di musicisti che lo segue da anni e coi quali ha reinventato uno stile che ha fatto suo, con un’impronta riconoscibilissima e personale. Pezzi come Mane e mane, Tutt’ egual song’ ‘e criature e Soul Express sono ogni volta diversi in tante piccole sfumature: la capacità di Avitabile di lasciarsi guidare dal momento e prendere strade sempre nuove nei concerti è un marchio di fabbrica.
Per scattare qualche fotografia ed effettuare un paio di riprese sono giunto sul posto abbastanza presto, vivendo la preparazione allo spettacolo dal backstage, e ho potuto vedere pian piano lo stadio comunale, nel quale si teneva il concerto, riempirsi sempre più. La risposta del pubblico è stata massiva, nel numero di presenze ma anche nel seguire le “follie” di Enzo Avitabile, che chiamava a raccolta le voci dei fan in tutte le canzoni. I richiami a Parete, all’attenzione per temi sociali scottanti e a punte di divertissement che non guastano mai hanno avvolto la serata, ed è stata anche un’esibizione discretamente lunga calcolando il lavoro dei Bottari, molto duro e fisico (parlavano da sé i volti sudati, che ho potuto ammirare da vicino) per creare lo sfondo musicale su cui tutto è stato narrato.
Ho trovato ottimo anche l’impianto d’illuminazione: come ho detto, eravamo in uno stadio, all’aperto, e per le persone più distanti, oltre alla musica, dovevano arrivare altri stimoli. Quelli visivi, con fasci di luce dai colori sempre diversi, hanno completato lo spettacolo di una serata che difficilmente verrà dimenticata da chi è venuto fin lì da ogni parte della Campania.
Proprio del 2023 è la partecipazione, con la colonna sonora, alla serie tv Netflix La vita bugiarda degli adulti. Un altro modo per seguirne le tracce e ascoltare buona musica.