Una piccola nota a margine dopo la visione di Stranger Things e il tanto atteso coming out di Will Byers. (L’articolo contiene spoiler)

Uno dei miei personaggi preferiti di Stranger Things è Will Byers. Perché è un amico leale e perché è un sopravvissuto. Mi è piaciuto dal primo minuto, cioè da quando, nella prima puntata, prima gioca a D&D e poi scompare. C’è un momento nella preparazione del falso funerale del falso Will, nella prima stagione, che è un’evocazione di dolore, con sottofondo di Joy Division come in una scena di Bella in rosa.

Will Byers è uno dei personaggi con lo sviluppo più interessante in Stranger Things. Prima è un bambino furbo anche se indifeso – riesce a nascondersi nel Sottosopra – poi diventa un preadolescente che reclama il suo tempo con gli amici e il tempo per essere ancora bambino. Infine lo vediamo alle prese con il proprio orientamento sessuale, con un’identità che ha paura a rivelare, ma ehi, è quasi scontato che lo accoglieranno tutti e tutte, anche perché dichiararsi omosessuale è niente rispetto a quello che ha già passato.

Negli ultimi anni, forse anche più di un decennio, l’orientamento sessuale del personaggio e l’orientamento sessuale dell’attore o dell’attrice che lo interpretavano sono coincisi (anche grazie al fatto che si scrivono sempre più parti di qualità per personaggi non etero). E nessuno farebbe storie se questo riguardasse l’etnia. Ma prima le cose erano molto più simboliche e velate. Ovviamente mi piace di più com’è ora, tuttavia non posso dimenticare che quando Buffy l’Ammazzavampiri dice alla madre di essere «the Slayer», l’unica e sola, e di accettare la verità, era la metafora di quel coming out difficilissimo negli anni ’90 (ma anche ora, spesso non si scherza).

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Il discorso di Will Byers nella stagione finale di Stranger Things non ha lasciato spazio alle interpretazioni. C’è chi l’ha odiato (gli omofobi, chiaramente) e c’è chi, come me, l’ha adorato. In un mondo perfetto non dovremmo aver paura, né di vampiri né di demogorgoni, né di essere noi stessi e noi stesse. Quel discorso rappresenta il capitolo finale per un personaggio che si scopre vettore di forza e visione, e che poi troverà la possibilità di essere chi è allo scoperto solo uscendo dal proprio paesello.

Il coming out di Will è un processo naturale, che passa attraverso delle tappe: il fratello Jonathan che capisce (anche se è perennemente strafatto), lui che esplora la sua cotta per l’amico Mike, il riuscire a confidarsi con Robin, perché lei è più grande e ci è passata prima e ora ha trovato l’amore. È un invito non solo a uscire dall’armadio, ma a non avere più paura di nulla.