Leggere Cinzia di Leo Ortolani significa esplorare ed empatizzare: ecco come vive una persona non binaria, tra pregiudizi e cliché.

di Paolo Merenda

Chi segue il mondo di Rat-Man, personaggio che ricorre in modo continuo nella produzione di Leo Ortolani, non può non conoscere Cinzia Otherside. «Uno dei personaggi più epici, più forti, più amati di Rat-Man», secondo le parole, condivisibili, della scrittrice Licia Troisi nella prefazione di Cinzia, la graphic novel che Ortolani ha dedicato al suo personaggio transgender.

Una curiosità che ho notato con il passare delle pagine, e che ho poi ricontrollato sugli altri albi che ho: nonostante Cinzia faccia parte del metaverso in cui si trova anche Rat-Man, è l’unica storia in cui di Rat-Man non c’è neanche l’ombra. Scelta che fa capire quanto Cinzia sia abbastanza forte da tenere la scena, una promozione da spalla a protagonista indiscussa.

La voce della coscienza di una Cinzia in crisi d’identità la fa la sua fedele amica Tamara, anch’essa transgender, e attraverso i discorsi tra le due vengono affrontati i temi più toccanti, con la giusta dose di ironia nei confronti dei vegani, spesso bersaglio di battute da parte di Leo Ortolani.

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Cinzia si traveste da Paul, suo fratello immaginario, per trovare lavoro, e lì si innamora di Thomas, il suo capo. Tra sotterfugi e momenti molto molto divertenti, ne emerge fuori una storia tutt’altro che leggera. I momenti seri, le tavole che parlano da sé, veri e propri manifesti sulla libertà sessuale, si affacciano tra una battuta e l’altra, e sono un colpo al cuore ogni volta.

Anche i momenti in cui Cinzia e Tamara si trovano alle riunioni della loro associazione Lgbt, che strappano sempre una risata perché di volta in volta si aggiungono delle lettere (memorabile alla fine «Lgbtiqswfnpv?» «È un po’ che non vieni alle riunioni»), danno all’autore l’aggancio per dire la sua e sensibilizzare le persone.

Alla fine credo che sia parte del successo del fumettista di origini pisane, ovvero riuscire a far abbassare la guardia al lettore grazie a battute di ogni tipo, anche basate sulla semplice assonanza tra due parole di significato diverso, e colpirlo poi con un gancio perfetto.

Poco tempo dopo (l’edizione italiana è del 2018), nel 2019, è arrivata la versione francese e l’adattamento teatrale, che è andato in scena a Lucca Comics lo stesso anno, non senza polemiche.

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