Un ricordo del cineforum in cui andavo da giovane e che per me è stata una grande occasione per vedere film che altrimenti non avrei potuto.

Crescere in provincia oggi è un po’ diverso da come funzionava negli anni ’80. Se da un lato mancavano molte cose, c’erano i piccoli cinema, quelli che erano riusciti a resistere alla diffusione della tv e l’avvento delle reti private nazionali. Molti di essi, negli anni ’90, sarebbero stati riconvertiti in sale per film zozzi. Altri sono diventati supermercati. Altri ancora sono diventati solo ricordi.

Il ricordo è appunto l’oggetto di cui sto per scrivere, anche se quel luogo fisico, la sala in sé – oggi diventata nello specifico Sala 1, dato che quel piccolo cinema è stato riconvertito sì, ma in un piccolo multisala – esiste ancora, tra l’altro con poche differenze da come la ricordo negli anni ’90. Ma in fondo potrei sbagliarmi: quando le luci si spengono e il volume sale, è lo schermo che cattura l’attenzione.

Nel 1994 Mario – l’esperto locale di tutto ciò che ha a che fare con il cinema e soprattutto David Lynch – “partorì” un cineforum: fu quella la nascita del “Circolo del cinema Groucho Marx“. E in quella sala, in cui le pellicole mainstream – che un tempo odiavo ma che oggi pure mi piacciono – stazionavano per mesi – c’era un giorno a settimana in cui tutti i cinefili si ritrovavano per vedere un film. È qui che ho visto molti film che nel tempo ho rivisto ma sempre amato. Vado a memoria: Ovosodo, Dogville, Apocalypse Now Redux (anche se in quel caso mi addormentai appena prima della scena della testa), Aprile, Eyes Wide Shut sono i primi che mi vengono in mente.

Al Groucho Marx c’erano molto spesso le stesse facce. Ed era rassicurante, perché c’era una sorta di complicità, come in una classe in cui ognuno conosce il suo posto, il suo gruppetto di amici. E alla fine si parlava del film, tornando a casa. I primi anni mi ci portava lo zio Memè. E alla fine mi pigliava pure in giro, come d’abitudine nel ménage famigliare. Poi iniziai ad andare lì con gli amici della sezione. Era un appuntamento fisso e lo si aspettava, i primi tempi per poter vedere film che altrimenti non sarebbe stato possibile (vivendo in provincia), e poi per vederli collettivamente e sul grande schermo – mentre il piccolo, quello della sezione, era destinato al variegato mondo che passa da Dogma di Kevin Smith a un certo documentario polacco sull’attentato a Togliatti con i sottotitoli in rumeno.

A un certo punto Groucho ha smesso di darci appuntamento, di solito il mercoledì o il giovedì qualche volta. E forse questo è coinciso con una fase differente della mia vita. Alla fine è questo il grand tour dell’esistenza: si ama, ma l’amore finisce, si trasforma e ci si invaghisce di qualcun altro e poi di nuovo ricomincia tutta la trafila. Ma quando una storia è stata importante, è impossibile dimenticarne l’atmosfera. E io non so se riesco a trasferire a parole tutte quelle emozioni che provavo di fronte allo schermo del cineforum, di come per me rappresenti l’unica forma di socialità che ancora oggi associo al cinema, del modo in cui essere habitué ci rendesse a nostro modo speciali, della puzza di cipolle sul cappotto di un’amica di ieri, di quelle brochure colorate, delle sedie scomode, del far parte di una sorta di comunità.

Impossibile dimenticare. Buon trentesimo compleanno, Groucho!

2 commenti

  1. Condivido la nostalgia di quei tempi, quando andavo al cinema d’essai da pomeriggio a notte inoltrata pagando un solo biglietto . Mi portavo appresso la cena a base di panini, per non perdere il film di mezzanotte.
    Grazie del ricordo

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