Perché essere con il fiato sospeso per un’attrice? Qui provo a spiegare perché si parla tanto della scomparsa di Naya Rivera e perché molte persone siano in ansia.

Il giornalismo deve rispettare alcune regole. Spesso mi capita di leggere sui social delle critiche alle rubriche di gossip delle varie testate: quando i personaggi del mondo dello spettacolo raccontano o confessano questioni sentimentali, legate ai figli, c’è poi chi si sposa, chi divorzia, viene arrestato. «E allora perché non parlare del mio dramma?» chiedono alcuni. Da un lato si potrebbe pensare che questo tipo di commenti va ascritto all’egocentrismo dell’individuo, ma secondo me rientra in un fenomeno più ampio, che ha a che fare con l’incomprensione media dei meccanismi del giornalismo.

Intendiamoci, sebbene il giornalismo abbia delle regole abbastanza circostanziate, non sempre e non tutti le adottano tutti. E non tutti le conoscono: per questo è importante frequentare i corsi di aggiornamento che sono obbligatori in Italia per tutte le professioni che prevedano un albo. C’è però una cosa che dice un direttore per cui ho lavorato: si è giornalisti col cuore. In altre parole, la sensibilità e l’empatia devono essere la nostra guida verso ciò che è giusto e cosa è sbagliato. Tanto più che la dignità di tutti gli esseri umani deve essere tutelata.

Tra le regole che il giornalismo deve rispettare c’è il principio di rilevanza. Una notizia è tale anche perché può risultare di interesse nei confronti del pubblico. Per questa ragione esiste anche il gossip all’interno del giornalismo: il pubblico ha interesse di conoscere quello che si può sapere della vita delle celebrità (l’ideale sarebbe mai esagerare). L’effetto è che il mondo è con il fiato sospeso al momento, per la scomparsa dell’attrice Naya Rivera. Ma, appunto, questo è l’effetto: la causa?

Non si tratta solo del fatto che Naya è celebre perché era un’attrice e ha fatto Glee. Naya Rivera colpisce l’immaginario collettivo di vari segmenti di popolazione: i trentenni, i fan di Ryan Murphy, le madri (e in particolare le madri single). Esiste una sorta di identificazione in Naya. Perché è una persona, non perché è una celebrità. Come abbiamo spiegato dopo la visione del documentario di Maddie McCann, l’identificazione con il protagonista della cronaca nera è fondamentale per creare un sentimento diffuso di empatia.

C’è una questione positiva e una questione negativa. Quella negativa è che la scomparsa di Naya Rivera è preoccupante. Anche se sappiamo poco di quello che le possa essere accaduto, rimaniamo attaccati a un filo di speranza. La questione positiva è che fondamentalmente esistono moltissime persone empatiche in tutto il mondo. Forse un po’ troppo, date le critiche ingiuste nei confronti dei soccorritori che sono spuntate. In molti sui social credono che sia razzista interrompere le ricerche di Naya, perché non è una wasp. In realtà, come ho appreso, i laghi sono pericolosi, e il lago Piru, in cui Naya è scomparsa, anche di più, per la profondità e la melmosità delle sue acque.

E c’è un altro fatto. Ieri la sparizione di Naya era in trending topic su Twitter. Ora non più. La cronaca giornalistica funziona in modo simile. Lo si spiega bene nel film Romanzo criminale: si parte dalle prime pagine e poi, col passare del tempo, si finisce nelle cronache locali (per via di quel principio di rilevanza). Non è colpa del giornalismo: forse siamo noi esseri umani a essere completamente sbagliati.

Update: il 13 luglio, il corpo di Naya Rivera è stato trovato sul fondo del lago Piru. Da quello che la polizia ipotizza, non è stato un suicidio ma un incidente. E, secondo le ipotesi, prima di morire ha avuto un solo pensiero: mettere in salvo il figlio. Riposa in pace Naya, i tuoi fan ti porteranno sempre nel cuore.

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