Una riflessione su quanto l’arte possa riuscire a far breccia sulla sensibilità, sulla capacità di una società di evolversi, di migliorare.

Ci sono giornate intere in cui non si riesce a non piangere. 105 donne sono state uccise dall’inizio dell’anno in Italia. 105 donne hanno perso la loro voce. E dobbiamo pensare alla prevenzione, anche se questo significa avere tempi dilatatissimi per ottenere dei risultati. E c’è dell’altro. In queste ore leggo, come spesso accade in questi casi, invocazioni sulla pena di morte. Mi chiedo che fine abbia fatto la spiegazione di Dei delitti e delle pene a scuola. Già, la scuola.

Ok, chiariamo una cosa. Questo non è un post su quanto è brutta la scuola italiana, ma su quanto poco si faccia per la scuola. Proprio oggi ho incontrato un sacerdote che è stato anche insegnante, don Armando. Quando ha raccontato il modo in cui aveva immaginato un percorso scolastico, mi sono ritrovata molto nelle sue parole: non le ho trovate solo giuste, ma doverose. Quello della scuola deve essere un percorso. E, aggiungo, insieme agli altri ambiti della vita in comune, deve essere rivolto all’educazione al rispetto e alla sensibilità. Ma come ci si riesce?

Una strada è la letteratura. Infatti ho scritto questo post su Instagram.

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La letteratura è sicuramente una strada, ma è il punto di partenza di un discorso. Se alla base non c’è un’analisi del testo, un’analisi dei fatti, della realtà (o della fiction che parla di una realtà verosimile), la letteratura diventa solo un mero piacere, un passatempo che può essere sostituito con fare i puzzle o collezionare francobolli.

Nella mia bolla social in tanti propongono anche i film, come quello di Paola Cortellesi che sta sbancando i botteghini, C’è ancora domani. Non l’ho visto, ma nella storia del cinema italiano (e non solo) ci sono molte storie che riguardano la violenza sulle donne o il femminicidio ante litteram. Pensate a film come Volevo i pantaloni, oppure Una giornata particolare, in cui Sophia Loren trascorre un’unica giornata di meravigliose riflessioni prima di tornare alla violenza del marito, all’essere considerata solo come una fattrice. O a molti film di David Lynch o libri di Stephen King, dove la violenza sulle donne è un fil rouge. Da Laura Palmer e Dolores Claiborne per capirci.

Tutte queste cose ci sono da anni. E allora perché non hanno già portato a un cambiamento? La sensibilità è un lavoro, richiede un forte impegno. Richiede perizia, empatia. Richiede pazienza per lavorare su se stessi. Forse è proprio a questo che bisognerebbe educare: la pazienza. L’errore e il dolore, dice Sheldon Cooper, sono fondamentali nell’evoluzione, perché ci danno informazioni in più sui processi di sopravvivenza della specie. E se non sappiamo affrontare dolore ed errore, siamo destinati a estinguerci. E forse è meglio così.

Ps: in questi giorni, quando andiamo al cinema a vedere La ballata dell’usignolo e del serpente, pensiamoci bene. È facile stare dalla parte di Lucy Gray Baird, ma una volta usciti dalla sala cerchiamo di capire anche che vittime e sopravvissute sono una realtà con cui fare i conti.

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