Il mio prozio è morto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Era l’ultimogenito di un padre monarchico e aveva un fratello socialista, mio nonno. Aveva solo 25 anni, era laureato in Fisica ed era un discreto illustratore e pianista.

Qualche anno fa, un parente, durante un suo viaggio, scorse nel cimitero di Tunisi una tomba con il suo originalissimo nome. Non sappiamo se davvero ci sia stato il suo corpo lì. Ma in qualche modo, qualcuno l’ha ricordato in un modo o nell’altro.

Oggi ho scritto questa poesia.

C’è una tomba
a Tunisi
per il mio prozio
che era forte e intelligente e giovane e bello
(il più bello dicono le vecchiette giù al paese).

C’è una tomba
a Tunisi
che sa di lirica
di genio
di speranza.

C’è una tomba 
a Tunisi
di uno che sapeva
come la sua paga
avrebbe saldato la sua vita

in una bara non ancora zincata
senza eredità d’affetti
sola e triste e
oltre
il mar Mediterraneo.

E chi lo sa
se c’è un aldilà
in cui tu ricordi il mare
le immense nuotate
a Santa Cesarea

quando eri
forte e intelligente e giovane e bello
e le ragazze volevano
solo ballare con te
sotto la luna d’agosto.

Chi lo sapeva
che quel mare
che amavi tanto
t’avrebbe annegato
nell’anonimia.

C’è una tomba
a Tunisi
e lì c’è scritto
«qui giace»
in una lingua a te sconosciuta.

Non hai visto il mondo libero
e tutto ciò che ne è venuto 
forse non sei neppure tu
in quella tomba
a Tunisi.

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