Cento anni fa, in questo giorno, nasceva Alberto Sordi, uno dei più grandi attori che il cinema italiano ricordi.

Se c’è un attore che, nella storia del cinema italiano, è riuscito a incarnare tutte le idiosincrasie dell’italiano medio, questo è Alberto Sordi. Che è nato esattamente cento anni fa, il 15 giugno 1920. Per molto tempo, per quello che può contare, è stato il mio preferito: capace di farmi ridere, di farmi riflettere, di farmi emozionare.

Se vado indietro con la memoria, non so dire quale sia il suo primo film che ho visto, ma probabilmente è Il segno di Venere di Dino Risi, in cui interpretava il classico sbruffone romano, un piccolo ruolo per la verità, ma decisamente esilarante. Significativa la scena di ballo in cui la protagonista Franca Valeri gli chiede quale sia il suo tipo di donna e lui risponde senza esitazione e con un’inflessione rallentata e ben scandita:

Straniera!

Un altro ruolo in cui l’ho apprezzato molto è Piccola Posta di Steno, in cui interpretava il machiavellico direttore di una casa di riposo che cercava in ogni modo di uccidere le vecchiette sue ospiti per carpirne l’eredità. Non uno dei suoi ruoli preferiti: come raccontò in un approfondimento televisivo Vincenzo Mollica, Alberto Sordi non amava impersonare personaggi negativi, anche se forse il suo personaggio più celebre è proprio uno di quelli negativi: l’impiegato Giovanni Vivaldi in Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli.

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Sarebbe impossibile citare in un articolo tutti i ruoli, per cui mi affido alle parole di un post di una pagina Facebook che mi piace molto, You’re Entering a World of Movies.

Sordi è stato interprete di 156 film nella sua carriera: da Il moralista a Il medico della mutua, da Polvere di stelle a Il presidente del Borgorosso Football Club. Fino all’iconico Lo sceicco bianco di Federico Fellini, in cui è appunto il personaggio dei fotoromanzi che dà il titolo alla pellicola. Ma se dovessi dire un titolo che è esplicativo dei continui cambi di registro di questo fantastico artista, direi L’arte di arrangiarsi di Luigi Zampa, in cui Sordi è Rosario Scimoni, che ha portato sul grande schermo il fenomeno politico del trasformismo italiano (e che non a caso in Francia chiamano, analogamente, opportunisme).

È una delle ragioni per cui Nanni Moretti, in Ecce Bombo, ha un accesso di rabbia nella sua espressione d’opposizione al qualunquismo del Belpaese. Perché Alberto Sordi è stato in ogni italiano e ogni italiano è stato Alberto Sordi. E per quanto siamo brutti e cattivi, non so cosa abbiamo fatto di tanto buono per esserci meritati un artista di questa statura.

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