Ho appena finito di vedere Notti magiche, così ho pensato di scrivere questa lettera a Paolo Virzì.

Caro Paolo Virzì, ieri sera ho avuto il piacere di terminare la visione di Notti magiche, che non avevo ancora visto.

Non ricordo benissimo come sia iniziata la mia passione per il tuo cinema. Ero molto giovane e ho visto La bella vita in televisione. Per molto tempo ho visto i tuoi film in televisione. Abitavo in una piccola città e il cinema non sempre era attento a quelle “novità”, per così dire, che avrebbero interessato un pubblico inferiore alla platea di Titanic

Ma nel 1998, l’anno in cui mi sono diplomata, Mario – che al mio paese d’origine è il guru del cinema d’essai, con tesi di laurea su David Lynch – ha portato il tuo Ovosodo al suo cineforum. Fu una bella sorpresa e anche un grande regalo per me. Perché vedere i film in sala, specialmente accanto a persone che condividono la tua stessa passione, ha tutta un’altra poesia. Sei lì tu, nel buio illuminato dallo schermo, con le casse ad alto volume. Non c’erano ancora i telefonini, o meglio c’erano ma non li aveva quasi nessuno da noi al Sud.

Ho visto tutti i tuoi film. Intellettualmente sono particolarmente legata a Il capitale umano, emotivamente a Caterina va in città. Non smetterò di sentirmi mai Caterina, che dalla provincia arriva a Roma e si scontra con le inedite lotte politiche, che diventano dinamiche femminili tipiche dell’adolescenza. E che raccontano di solitudini che anelano a non essere più tali.

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Mi è successa però una cosa con Notti magiche. Nel 1990 io ero lì. Avevo la maglietta con Ciao, papà faceva il tifo per Totò Schillaci, io tenevo, come ho sempre tenuto, a Roberto Baggio. Nelle merendine Mister Day c’erano i pupazzi caricaturali dei calciatori, ma a me capitava ogni volta Ferdinando De Napoli. Sapevo a memoria la canzone cantata da Nannini e Bennato. Quella che comincia con

Forse non sarà una canzone a cambiare le regole del gioco.

Il bello del tuo Notti magiche è proprio questo. Ci sono diversi piani di lettura. In uno ci sono tre giovani che provano a cambiare le regole del gioco. Quel gioco è il cinema italiano, ormai al declino, in cui grandi vecchi sembrano ormai presi dalle loro beghe e dal denaro, quasi a ostacolare il nuovo che forse non avanzerà mai (e sembra così incredibilmente vicino al presente). In un altro piano c’è la storia di un’amicizia, di una notte folle di tre persone riunite dal caso e da una passione. E c’è quello che il cinema è, che il tuo cinema è: capace di far riflettere, di emozionare, di incantare. Di strappare lacrime piene di bellezza. Perché, in fondo,

arriva un brivido e ti trascina via e sciogli in un abbraccio la follia.

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