L’allenatore nel pallone è un film con Lino Banfi del 1984, ma è attualissimo per una semplice ragione.

Negli anni ’80, guardavamo quasi tutte le sere un film in tv. Erano per lo più film comici, quasi sempre con gli stessi attori e attrici. Molti di loro avevano dei contenuti erotici, tanto che si può parlare di commedie comico-erotiche, ma non tutti: alcune pellicole erano pura comicità. Tra queste va annoverato L’allenatore nel pallone, film di Sergio Martino del 1984, con protagonista Lino Banfi, affiancato da Camillo Milli, Gigi Sammarco e Andrea Roncato, oltre che da una quantità di caratteristi.

Nella storia, Banfi interpreta Oronzo Canà, che all’improvviso apprende dalla televisione di essere stato ingaggiato per allenare la Longobarda, una piccola squadra di calcio appena promossa in serie A. L’emozione è tantissima per Canà, che si ritrova catapultato nel calcio mercato, sperando di poter aspirare a qualche fuoriclasse straniero, come Maradona, Platinì o Rummenigge. Ma c’è qualcosa che non sa e resta a bocca asciutta, salvo volare in Brasile, facendosi aiutare da due affaristi – che in realtà si riveleranno due buoni amici – e scoprendo un talento esordiente: Aristoteles. Il giovane brasiliano è pieno di talento, ma c’è qualcosa, dicevamo, che Canà non sa, e cioè che l’intera società punta a perdere il campionato ed essere retrocessa in serie B, perché tutto costa troppo. Ma non hanno fatto i conti con la voglia di riscatto dell’allenatore e di Aristoteles.

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Tra giochi di parole – la moglie dell’allenatore si chiama Mara Canà, come lo stadio in Brasile – incomprensioni e arditi schemi di partita, L’allenatore nel pallone rivela una verità che nel calcio molti conoscono: nelle vittorie e nelle sconfitte ci sono anche delle logiche “altre” rispetto a ciò che avviene in campo in senso stretto. Eppure nel 1984 eravamo molto lontani da questo mondo sportivo di scommesse (e centri scommesse) diffuse così come lo sono oggi.

In questo film comico c’è spazio per tutto, anche se le risate sono preponderanti: l’intera gamma dei sentimenti umani è lì sul campo, dove si alternano personaggi positivi e negativi. E si finisce per empatizzare per Canà e Aristoteles, uniti non solo dalla voglia di giocare delle partite che siano vere, autentiche, ma quasi da un rapporto padre-figlio (tanto più che Aristoteles fa poi innamorare la figlia di Canà, sebbene sia «filojuventina» con tanto di poster di Cabrini sulla testiera del letto).

Se non l’avete visto, L’allenatore nel pallone è in programmazione stasera alle 21 su Cine34. Se l’avete visto chissene, tanto più che del cinema classico di Banfi non se ne può avere mai abbastanza. Soprattutto se parliamo di punte di genialità e improvvisazione come queste.

Successivamente ne è stato realizzato un sequel ma non è assolutamente all’altezza di questa pellicola. Ricordo che nel cinema non rideva nessuno, tranne un amico che credo lo facesse per solidarietà a Banfi che, comunque vada, resta un grandissimo.

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