Il 15 aprile è stato il compleanno di Seth Rogen, mentre oggi è quello di James Franco: celebriamo la coppia comica in un film adatto all’auto-isolamento.

Ci sono film che vedo e rivedo perché mi rassicurano quando sto male. Magnolia di P.T. Anderson per esempio, Il grande Lebowski dei fratelli Coen, Hannah e le sue sorelle di Woody Allen, Rushmore di Wes Anderson. E poi ci sono due pellicole interpretate da James Franco e Seth Rogen: una è The Disaster Artist – che ha parzialmente suggerito il nome del nostro sito – e l’altro è Facciamola finita. Quest’ultimo è un film adattissimo per chi è in auto-isolamento, dato che parla proprio di auto-isolamento.

Ne trattiamo oggi in particolare, in occasione dei compleanni di questi giorni di Franco e Rogen, mia terza coppia comica (contemporanea) preferita dopo Jay & Silent Bob e Cochi & Renato. Lo specifico prima che mi saltiate alla gola: lo so che entrambi non sono solo attori comici (e The Disaster Artist lo prova ampiamente, dato che è un biopic), ma c’è questa parte del loro lavoro che è interessante. Non solo perché fanno ridere con la loro comicità demenziale, ma anche perché hanno un ruolo sociale e politico: pensate a The Interview, a come siano riusciti a realizzare un film su un dittatore, chiamandolo con il suo nome, cosa che neppure uno come Sacha Baron Cohen è riuscito a fare con una sua pellicola seppur molto pregevole. E produttori e distributori l’hanno ampiamente pagata per questo.

Ma torniamo a Facciamola finita. Mi fu consigliato da un amico come sequel di Strafumati. In realtà si tratta di un lungometraggio ispirato a un corto di anni prima, Jay and Seth vs the Apocalypse. La storia, in cui i personaggi corrispondono a un loro alter ego reale (ma non possiamo sapere fino in fondo quanto i caratteri corrispondano alla personalità degli attori, droghe, sessualità e cattiverie in primis). All’inizio Seth Rogen va a prendere Jay Baruchel all’aeroporto per trascorrere un fine settimana insieme. A Jay, che è canadese come Seth, non piace Los Angeles, e nelle prime scene si vede Seth che ha preparato una serie di passatempi per tranquillizzare l’amico. Ma poi arriva la bomba: c’è una festa a casa di James Franco, ma Jay non vuole andarci, perché vuole trascorrere del tempo solo con Seth, e non conosce o non ama gli invitati. Ci vanno lo stesso e a un certo punto della festa si dividono. E c’è un dialogo cruciale tra Franco e Rogen, in cui progettano appunto di realizzare un sequel di Strafumati.

F: Danny cerca di ucciderci e io sacrifico la mia vita per te. Lui mi uccide e io muoio per te. Danny alla fine mi mangia.
R: Perché ti mangia?
F: Non so. Sto cercando di pensare al modo più brutto per andarsene.

Succedono molte cose da questo punto in poi. Jay e Seth escono per comprare le sigarette e, con l’eccezione della casa di Franco, Los Angeles si trova al centro di strani fenomeni: la città impazzisce, alcuni vengono risucchiati in cielo da una luce blu, mentre dappertutto si scatena il caos. Jay e Seth tornano alla casa di Franco incolumi, ma di fronte a casa si spalanca una voragine in cui muoiono quasi tutti gli invitati, con l’eccezione di Jonah Hill, Craig Robinson, Franco e naturalmente Jay e Seth. Iniziano le tattiche di sopravvivenza con lo sbarramento della casa e il razionamento dei viveri, ma i cinque sopravvissuti non sanno che all’interno della casa è nascosto Danny McBride (che era anche lui in Strafumati) che si è imbucato alla festa. Non vi racconto tutti i dettagli altrimenti vi rovino il film, ma va da sé che la convivenza, anche in una grande casa, non è facile per tutti loro. La cosa importante è che a un certo punto si capisce cosa stia accadendo a Los Angeles e al mondo intero: è arrivato il Giorno del Giudizio, l’Apocalisse. Riusciranno a salvarsi o daranno il peggio di sé?

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Con un finale da classica americanata, Facciamola finita è un film secondo me molto rassicurante. Ti dice che anche di fronte all’Apocalisse ci può essere una strada e tutto può terminare con una festa piacevole in cui ognuno ottiene quello che ha sempre sognato ed è circondato dagli affetti più cari. È qualcosa a cui ci piace pensare di questi tempi: avere una speranza, che poi come il presidente Snow sa è il sentimento più potente che esista. Se provate ad andare oltre la scurrilità, la pellicola è anche a suo modo moraleggiante e moralista e parla di uno dei temi più tipici: la lotta del bene contro il male.

Il film rappresenta l’esordio alla regia di Rogen con Evan Goldberg ed è stato scritto da entrambi. La pellicola ha totalizzato l’83% di critiche positive su RottenTomatoes.

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