American Horror Story fa 12 e anzi raddoppia con American Horror Stories: perché la serie vale la pena di essere vista.

Quest’autunno, Covid-19 permettendo, assisteremo a due produzioni televisive in circostanze inedite e particolari. Ci riferiamo alla nuova stagione di American Horror Story – la decima, ma la serie è stata già rinnovata fino alla dodicesima – e alla nuova serie American Horror Stories, entrambe create da Ryan Murphy. Per quanto riguarda la decana di Fx, al momento in cui scriviamo non si conosce ancora quale sarà il titolo della nuova stagione, ma si sa che sicuramente ci sarà questa nuova serie tv ancor più antologica della precedente: ogni puntata sarà autoconclusiva. Nel cast non mancheranno volti noti di Ahs, come Kathy Bates e Sarah Paulson.

Ma tornando a Ahs, cosa abbiamo visto finora? Abbiamo visto nove stagioni di una serie che ha ripercorso alcune delle storyline horror più percorse nella cinematografia: la casa stregata/hotel stregato, il manicomio, le streghe, il circo dei mostri, l’avvento dell’Anticristo, le sette e il campo estivo nel bosco. Molto spesso, alcuni attori sono risultati ricorrenti, una su tutte: Jessica Lange, che ci ha regalato alcune delle migliori performance della storia della televisione, attraverso le sue donne forti e talvolta spietate, ma con delle fragilità che le rendono umanissime e degne di empatia.

Tra gli attori interessanti che la serie horror di Ryan Murphy ci ha consegnato c’è sicuramente Paulson – che interpreta via via personaggi completamente differenti sulla linea di uno spettro morale – Bates – che si conferma una delle migliori villain della storia del cinema, titolo che conquistò grazie a Misery non deve morire – ma anche figlie e nipoti d’arte, come Emma Roberts (nipote della celeberrima Julia) e Billie Lourd (figlia di Carrie Fisher e Debbie Reynolds).

Di solito qui vi dico le classifiche dei film (o in questo caso delle stagioni) secondo RottenTomatoes, ma stavolta preferisco esprimervi le mie preferenze, che, in base a quello che ho visto in vari forum o pagine social sono un po’ peculiari. Intanto io tenderei a escludere proprio dalla classifica Roanoke. Non me ne vogliano i fan di questa stagione, ma non sono proprio riuscita a digerirla: di solito Ahs propone storie e leggende metropolitane che possono essere più o meno note, invogliandoci ad andare quanto meno su Wikipedia per informarci sulla vicenda originale e non romanzata, ma in quella stagione si è parlato di qualcosa di molto meno conosciuto rispetto ad altre storie, con una struttura narrativa cui il pubblico italiano non è avvezzo. Insomma, per me è no e in giro non ci sta neppure Alessandro Borghese per ribaltare il risultato. Va be’, bando alle ciance.

Coven
Al primo posto per me ci saranno sempre le streghe di Coven: Ahs ha creato una nuova icona femminista in Cordelia. Tutto è fantastico in questa stagione, la prima interpretata da Bates nel ruolo del personaggio veramente esistito di Delphine LaLaurie, ricca matrona razzista e crudele di New Orleans. Il tema portante lo si scopre sul finale: in realtà la vicenda di Coven riguarda il rapporto tra genitori e figli nei confronti della morte, una morte che permea tutte le puntate e che può essere definitiva o temporanea. Ciò che non muore di certo è la musica, quella di Stevie Nicks che fa da guest star.

Apocalypse
È il seguito di Coven ma anche di Murder House (e anche un po’ di Hotel). Assistiamo a un interessante rovesciamento: l’ambizione maschile che cerca di destabilizzare, non riuscendoci e finendo per perire, il potere femminile. È la prima stagione interpretata da Cody Fern (che io vedrei benissimo come protagonista in un eventuale remake cinematografico o televisivo di Meno di zero) nel ruolo di Michael Langdon, l’Anticristo. È una delle ultime stagioni rilasciate, una di quelle in cui Ryan Murphy ha giocato con interpreti e personaggi, ricorrendo allo stesso attore per più caratteri differenti.

Asylum
Oggettivamente un capolavoro, e non potrebbe essere diversamente: non c’è nulla di più spaventoso del male reale, dalle torture perpetrate nei manicomi a quelle dei campi di concentramento nazisti, nonché di ciò che la Chiesa ha permesso che accadesse di questi orrori. Credo che sia la consacrazione di Joseph Fiennes in quanto villain: più cattivo di così lo ritroveremo solo in The Handmaid’s Tale.

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Murder House
Non l’ho amata alla prima visione, ma è una stagione della quale si acquisisce consapevolezza sulla lunga distanza. È una storia classica di possessione domestica (la spiegazione però si avrà solamente in Apocalypse o anche successivamente in un certo senso) con un cast davvero incredibile. Per me qui una delle migliori attrici che ricorre tra l’altro in Ahs è Frances Conroy, “madre”, tra le altre cose, del mio amato Barney Stinson.

Freakshow
Qualcuno storcerà il naso, perché questa stagione non è piaciuta a tutti. In realtà, credo che sia stata quella con le musiche migliori (in gran parte di David Bowie), e soprattutto quella più toccante a livello umano, sebbene sia fondata sul luogo comune che i “brutti” siano di gran lunga migliori dei “belli”, gli “anormali” dei “normali”, i “mostri” dalle “persone perbene”. Magari si tratta di una delle stagioni considerate più sottotono, ma ci si deve ricredere nel momento in cui se ne guarda il momento più alto, un episodio chiamato Orphans, che racconta la storia di Pepper, già incontrata in Asylum.

Hotel
È la prima delle pochissime stagioni interpretate da Lady Gaga, in un ruolo simile a quello che fu in passato di Catherine Deneuve. Un’ottima interpretazione, insieme a quella di Denis O’Hare che propone un personaggio di confine tra crossdressing e non binarietà. E lo fa seguendo la migliore tradizione di Ryan Murphy che fa quasi sempre interpretare ai suoi attori dei personaggi che abbiano con loro punti di contatto, dall’etnia all’orientamento sessuale fino all’identità di genere. Notevole anche la rielaborazione del mito di Rodolfo Valentino (del quale parleremo presto approfonditamente).

Postilla: per le ultime due è dura, perché sia Cult che 1984 mi sono piaciute moltissimo. Sono state due stagioni ricche di colpi di scena ed entrambe interpretate da Billie Lourd che io adoro, la più “normale” delle dive e  perciò la più meravigliosa. In buona sostanza, a me American Horror Story, con la triste eccezione di Roanoke, è piaciuta tutta. E a voi?

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