Beatrice Alemagna riesce, in poche pagine condite da megaillustrazioni, ad aprire la mente dei bambini quando devono affrontare cambiamenti, dalla scuola al resto.

di Paolo Merenda

Bisogna capire il modo in cui nasce Un leone a Parigi, prima di addentrarci fra le grosse e particolareggiate illustrazioni. L’autrice, la bolognese Beatrice Alemagna, nell’edizione del 2017 (quella che ho io) spiega in una postfazione flash che vive nella capitale francese da 20 anni, e nel 2006, a dieci anni dal suo arrivo, le è venuta l’idea di questo libro per bambini. Già pluripremiata per i lavori che puntano a una fascia d’età dai 4-5 anni in poi, come si può vedere sul suo sito, con Un leone a Parigi offre il tributo alla città che l’ha accolta e dà un’importante lezione ai pargoli che leggeranno, quella di trovare del bello in ciò che li circonda.

La storia è quella di un leone che è appena arrivato nella capitale francese. Dapprima vede tutto grigio, poi paradossalmente la pioggia inizia a fargli cambiare la mente, a fargliela aprire come un ombrello, e capisce quale sia il suo ruolo, cioè su un piedistallo al centro di una piazza. Si scopre infatti che il protagonista è il famoso Leone di Belfort, la statua presente dal 1880 nella piazza Denfert-Rochereau. L’enorme struttura di Frédéric-Auguste Bartholdi (lo stesso che poi realizzerà la Statua della Libertà) commemora i caduti durante la guerra franco-prussiana del 1870, quindi si aggiunge un motivo per essere letta a bimbi di 4-5 anni.

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Come abbiamo detto all’inizio, ci sono le megaillustrazioni: un miscuglio senza soluzione di continuità tra disegno vero e proprio, collage di pezzi che riportano figure umane, pezzi di costruzioni, automobili, tutte con il leone al centro grazie ai suoi colori vivaci e il faccione sorridente. La tecnica è valida perché i più piccoli ritrovano uno stile vicino al loro modo di dipingere, con i particolari che hanno importanza, non le proporzioni o mantenere un tratto unitario, mentre i più grandi devono mettersi sulla lunghezza d’onda dei bambini a cui stanno leggendo il libro, entrando nel loro schema mentale di disegno.

La lezione principale per i pargoli è però il saper accettare le novità, ad esempio passare da una scuola a un’altra, o da una città all’altra, perché c’è del bello dovunque se si osserva con attenzione. E, ulteriore chiave di lettura importante, capire cosa si ha di fronte, perché in alcune zone del mondo la storia ci circonda ed è bene saperla riconoscere.

Quindi, un libro per bambini? Certo. Ma è adatto anche agli adulti? Domanda alla quale si può rispondere in modo altrettanto positivo. La pubblicazione di Donzelli Editore fa capire ai bambini “le questioni degli adulti” e agli adulti come funziona la mente dei bambini.

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