Come si fa a raccontare una generazione? James Franco l’ha fatto nel libro In stato di ebrezza, divenuto poi il film Palo Alto con la regia di Gia Coppola.

Da Il giovane Holden in poi, la letteratura internazionale ha partorito tantissimi romanzi generazionali. È una di quelle cose che mi appassionano, soprattutto nel tempo, per capire anche quali siano le distanze tra le generazioni. Ho letto nel tempo diversi romanzi generazionali, e uno di questi è In stato di ebrezza, che in realtà è una raccolta di racconti (un po’ come lo è Meno di zero di Bret Easton Ellis, in cui i racconti sono ambientati appunto nello stesso universo). 

L’universo letterario di James Franco è confluito in un film, Palo Alto, con la regia di Gia Coppola e un cast composto da Emma Roberts, il figlio d’arte Jack Kilmer, Zoe Levin (che per me è anche e soprattutto la fantastica protagonista di Bonding), Val Kilmer, lo stesso Franco e un’altra Coppola, ossia Talia Shire, sorella di Francis Ford e “Adriana” in Rocky, che effettivamente viene menzionato nella pellicola.

Le vicende che James Franco sulla carta e Gia Coppola sullo schermo raccontano sono sullo sfondo di un paradiso perduto, una galleria di personaggi disfunzionali che non riescono a trovare una pace che neppure cercano. Protagonisti sono April e Teddy, due compagni di scuola che in effetti hanno più di una simpatia reciproca, ma non riescono a comunicarsela in maniera efficace, a causa di impulsi esterni. Teddy è fagocitato da Fred, un amico che non riesce a fare a meno di lui e che lo mette in grossi guai, scarabocchiando in maniera oscena e omofoba un libro per bambini nella biblioteca in cui Teddy presta un servizio civile riparatore, dopo aver provocato un incidente stradale appunto “in stato di ebrezza”. April sembra quasi fuori dalle problematiche delle sue coetanee, che la credono vergine. Eppure lei si prende una bella cotta per il suo allenatore di calcio, al quale presta servizio come babysitter del figlio. Il mondo in cui questi personaggi si muovono è fatto di incomunicabilità e tale resta fino alla fine. Non c’è cambiamento, non c’e redenzione: ognuno resta solo.

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Palo Alto/In stato di ebrezza è un film/libro interessante anche se messo a confronto con Al di là di tutti i limiti/Meno di zero. Se il libro di Ellis ci trasportava nell’alta società dei rampolli dediti agli eccessi, quelli di Palo Alto non sono gli eccessi dei rampolli, ma comunque quelli di una società benestante in cui le apparenze sono più importanti dell’essere. E in cui la sensibilità è uno spot, un luogo comune, uno slogan, una pubblicità per se stessi.

Il personaggio di Franco in particolare, caratterizzato da uno sguardo vacuo e insistente, si aggiunge a una lunga galleria di personaggi disfunzionali interpretati dall’attore, che in questo caso è stato concepito da lui stesso nel proprio libro. L’allenatore che interpreta, Mr. B, è evanescente ma stereotipato: le sue motivazioni sono malate ma al tempo stesso lo spettatore non le percepisce come tali, concentrato com’è sul possibile, sperato riscatto di April. Il rapporto tra April o Mr. B non è sbagliato per tutte le implicazioni morali che, se lo vedessimo nella vita vera, avremmo da obiettare. Quel rapporto è sbagliato per il modo in cui April si sente, in cui April sta male. Il giudizio morale in senso lato è sospeso, per lasciare spazio all’empatia verso i protagonisti Teddy e April, che lo spettatore vorrebbe forse proteggere da loro stessi.

Non c’è un vero e proprio finale su una narrazione che è solo uno squarcio, un dipinto su una vita in gruppo o un gruppo di vite. Non c’è un finale perché questi personaggi sono intrappolati, loro malgrado in un loop infinito di infelicità.

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