Chiude i battenti in grande stile, dopo quattro stagioni, una delle creazioni più riuscite degli ultimi anni e che, dal 2016, allieta i fan attraverso la piattaforma Netflix.

di Paolo Merenda

Stranger Things è l’epopea della cittadina (ovviamente immaginaria) di Hawkins, vista attraverso gli occhi di un gran numero di personaggi.

Rimandandovi a un esaustivo articolo comparso su The Room, a questo link, voglio porre l’accento su una cosa che ho notato: non esistono personaggi puramente buoni o cattivi (a parte forse Vecna, il gran fetentone del Sottosopra e nemico finale di Undici, ma anche lui arrivato alla malvagità dopo un’infanzia difficile, come viene spiegato nella stagione 4A). Lucas Sinclair, certo distante dal prototipo del personaggio positivo, non esita a unirsi agli amici veri nel momento del bisogno, o dall’altra parte, Martin Brenner nel suo essere perfido si mostra come attento nei confronti dei bambini che fanno parte dell’esperimento e, a tratti, addirittura amorevole. Un passaggio fluido e continuo, insomma, che lo spettatore deve seguire con attenzione, e che rappresenta un altro punto di forza della serie tv.

Quindi, stilare una classifica (del tutto personale e soggettiva, va detto) dal personaggio migliore al peggiore diventa arduo. Tanto è vero che il vincitore di bontà è…

Un ex aequo! Jim Hopper (David Harbour) e Steve Harrington (Joe Keery) rappresentano due facce della stessa medaglia, ovvero di chi immola il proprio corpo per la causa. Succede a Steve, che spesso si lamenta di fare da babysitter a Dustin, ma nasconde dietro ciò la grande amicizia che li lega, e a Hopper, rispettivamente nella stagione 4A e alla fine della 3. Forse, se proprio devo dirne uno solo, al fotofinish vincerebbe Hopper, che vorrei assolutamente al mio fianco in caso di apocalisse zombie.

Subito dopo c’è Murray Bauman (Brett Gelman) che però unisce, all’essere tra i migliori e più fedeli, un eccessivo sprezzo del pericolo, quasi non calcolando le effettive conseguenze di quel che fa. Però è una conseguenza della sua natura, quindi può andar bene così.

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Dustin Henderson (Gaten Matarazzo) fa senz’altro parte dei buoni. Con lui però comincia una caratterizzazione che, coprendo la crescita dai margini dell’infanzia all’adolescenza, gli fa affrontare diversi cambiamenti e, di conseguenza, qualche momento difficile, in cui interagisce con gli amici in modo più tagliente.

Giunge al quarto posto (quinto se contiamo il numero di personaggi, dopo l’ex aequo di Steve e Hopper) Undici (Millie Bobby Brown), che quanto a cambiamenti affrontati non è seconda a nessuno. Pur partendo da buona, e restandoci a pieno merito, non manca di una punta sinistra, come quando nasconde le cose al fidanzato Mike, il quale a sua volta non risponde granché bene (difatti è ancora più giù in classifica).

Il primo dei personaggi che ci hanno lasciato le penne nella lotta col Sottosopra è Bob Newby (Sean Astin), che, pur essendo morto alla fine della seconda stagione, si è ritagliato uno spazio di tutto rispetto. Peccato per la scelta di eliminarne il personaggio, aveva le carte in regola per salire sul podio con due stagioni in più.

Max Mayfield (Sadie Sink) apre una lista di personaggi con caratteristiche specifiche: i buoni un po’ spigolosi. Max all’inizio della quarta stagione sembra quasi odiosa, ma c’è da dire che alla fine della terza aveva perso il fratellastro Billy, quindi è la prima e più buona della sottoclassifica perché l’elaborazione del lutto ci sta tutta.

Joyce Byers (Winona Ryder) ha a sua volta un trauma da elaborare nella prima stagione, la scomparsa del figlio Will. Parliamo di scomparsa letterale, non morte, tanto che alla fine viene ritrovato nel Sottosopra e salvato. Ma proprio un inizio così tosto la fa partire dalle retrovie in questa classifica, ed è già un risultato arrivare al settimo posto.

L’ottava, Robin Buckley (Maya Hawke), paga semplicemente il fatto che, con l’opera corale e zeppa di personaggi, basta una frase caustica in più per perdere posizioni, come in un campionato avvincente fino all’ultima giornata. E non manca di risposte caustiche, Robin, specialmente quando veste i panni dell’impiegata nel centro commerciale.

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Nancy Wheeler (Natalia Dyer) sale al nono posto dopo un inizio (parlo della prima stagione) non entusiasmante e che rischiava di farla finire tra i cattivi. Ma, data la giovane età media del cast e i personaggi rappresentati, di adolescenti alle prese con la follia di quell’età, cresce bene, letteralmente. Nella quarta è di fatto una ragazza con normali sbalzi d’umore e che non esita a tuffarsi in aiuto di Steve, ma troppo tardi per salire ancora più su, magari nella top 5.

Jonathan Byers (Charlie Heaton) è meno buono della fidanzata Nancy per mancanza di prove. Non a caso, col decimo posto, insieme a Nancy arriva al giro di boa di una classifica con 18 posti e 19 partecipanti (sempre per il primo posto ex aequo). Si perde un po’ nella prima parte della quarta stagione, altrimenti avrebbe potuto vincere quantomeno la lotta in famiglia con la dolce metà.

Con Will Byers (Noah Schnapp) potreste porvi una domanda: ma come, in pratica i cinque protagonisti sono Undici, Mike, Lucas, Dustin e Will, e tre di loro sono quasi in coda? In attesa di scendere ancora un bel po’ per Lucas, la risposta è presto detta: le sfaccettature mostrate in quattro stagioni non li possono far entrare nei buoni, i colpi di scena in un buon prodotto devono esserci. Stranger Things è dannatamente un buon prodotto proprio alla luce degli scleri, dei voltafaccia e delle “cattiverie” dei protagonisti.

Mike Wheeler (Finn Wolfhard) è un fidanzato non perfetto, diciamo, quando sopraggiunge la distanza, ma anche da vicino talvolta sbaglia le uscite con l’amata Undici. Peccato, perché come amico pronto a tuffarsi fra le fiamme per salvare gli altri sta subito dietro Dustin, e senz’altro prima di Undici, che senza poteri non ha normalmente tutta questo granché di baldanza.

Al tredicesimo posto Billy Hargrove (Dacre Montgomery), fratellastro della fragile Max. Come vedete, non ho ancora nominato l’ultimo dei protagonisti, ma Billy, con la sua spettacolare morte alla fine della terza stagione, passa a cattivissimo a cattivo con un cuore che, in fondo in fondo, batte per la giusta causa.

Martin Brenner (Matthew Modine) fa un notevole balzo avanti, da ultimo a tenere quattro personaggi sotto di lui, con una stagione 4A e una 4B forse ancor più sorprendente. Ha il suo tornaconto, è ovvio, ma a volte sembra non pensare solo a se stesso. Ottima scrittura per quello che forse, insieme a Winona Ryder, è il volto maggiormente conosciuto tra gli attori coinvolti.

Sì, dai. Al quindicesimo posto è arrivato il momento di Lucas Sinclair (Caleb McLaughlin). Forse, senza la 4A, con due fette di prosciutto sugli occhi non avrei visto la cattiveria. Ma, con l’ingresso nella squadra di basket, si dimostra pronto a tutto, pure a scordarsi degli amici, pur di diventare popolare. Una colpa gravissima in una serie tv che si basa sull’amicizia tra giovanissimi per poter salvare il mondo, letteralmente.

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Barbara Holland (Shannon Purser) pur venendo a mancare subito, nella prima stagione, viene dipinta nei particolari grazie all’amicizia con Nancy. Le poche scene la metterebbero sullo stesso piano di Nancy, con un’amicizia che sembra non disinteressata, ma la maggiore permanenza di quest’ultima le fa risalire la china puntata dopo puntata.

Il diciassettesimo posto è in realtà un premio, a Dmitri (Tom Wlaschiha): la guardia del carcere russo sarebbe rimasto un personaggio secondario, e quindi non meritevole di questa classifica, se non fosse stato così bravo a fare il cattivo e a farsi notare dagli spettatori.

Vecna (Jamie Campbell Bower) è ovviamente l’ultimo. Chi è più cattivo di colui che vuole distruggere qualsiasi cosa? È un buon cattivo, va detto, nel senso che ci si sforza non poco a spiegarne la genesi nella stagione 4A, con l’aiuto della presenza nientemeno di Robert Englund, indimenticato volto di Freddy Krueger, protagonista di Nightmare. Quindi, per lui, più che posizione 18, direi prima posizione a ruoli invertiti.

E chiudiamo con una piccola sorpresa, la guest star della classifica Eddie Munson (Joseph Quinn). Compare solo nella quarta stagione, ma è un fuoco d’artificio continuo. Il metallaro Eddie (citazione di Eddie The Head degli Iron Maiden) è il classico emarginato dalla società, ma si rialza grazie prima a Dungeons & Dragons e poi al fatto che getta il cuore oltre l’ostacolo insieme ai protagonisti storici della serie tv. E, nel rischiare la vita, ne approfitta per suonare la chitarra con epicità mode on che Dave Grohl scansate.

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