Twin Peaks compie 30 anni e noi lo festeggiamo così.

Era una fredda serata d’inverno. Avevo poco più di 11 anni. Papà aveva il dominio assoluto del telecomando. E quella sera, un mercoledì, papà scelse di guardare tutti insieme Canale 5, perché da settimane ormai il tormentone – prima che nascesse addirittura il termine – era «Chi ha ucciso Laura Palmer?». Chiaramente parlo di Twin Peaks, che andava in onda per la prima volta negli Stati Uniti l’8 aprile 1990, e quindi in questi giorni compie 30 anni (in Italia a gennaio dell’anno successivo).

È difficile dire che ricordi io abbia di quella visione. L’ultima puntata, l’11 giugno del 1991 la sentii soltanto, seduta sul divano, la faccia immersa in un albo di Topolino. Per molti mesi ebbi una gran paura del buio e a volte, quando mi sveglio la mattina presto per lavorare e il sole non è ancora sorto, ce l’ho ancora. Tutta colpa di una scena: nella seconda puntata della prima stagione, Sarah Palmer ha una visione mentre abbraccia Donna, la migliore amica di sua figlia. Ai piedi del letto di Laura c’è un uomo con i capelli grigi e il giubbotto di jeans: è Bob, che sarebbe stato nei miei incubi a occhi aperti finora.

Non mi soffermerò sulla trama della storia, anche perché chi, come me, ama alla follia questa serie, la conosce a memoria. Dopo quella prima visione ne sono arrivate altre, su Rete4 e poi a Fuori orario su Rai3, le più dure da guardare, a notte fonda. Vi dirò innanzi tutto che secondo me – e probabilmente secondo molti altri – non si può considerare Twin Peaks come una serie. Sì, ok, è a puntate, ma Twin Peaks è più simile a un film – in particolare la terza stagione che è stata concepita proprio in questo modo – o meglio ancora è più simile a un sogno.

La visione d’insieme

Quando sei poco più di una bambina e vedi per la prima volta Twin Peaks, non noti una serie di cose. Quando sei più grande, capisci che le prime due stagioni di Twin Peaks siano carenti di una visione d’insieme. Questo per una molteplicità di motivi: il fatto che David Lynch, co-creatore del mondo composto da 51mila e rotti abitanti con Mark Frost, si sia dovuto “piegare” a logiche che non hanno niente a che fare con la (sua) arte, come per esempio la ricerca degli ascolti (lo metto tra virgolette perché lui non si è piegato, non è stata affatto una scelta sua); il fatto che Lynch fosse impegnato sul set di Cuore selvaggio; il fatto che all’opera, per le due stagioni, abbiano concorso una molteplicità di autori e registi. E dove non c’è la mano di Lynch si nota eccome. Non è come ne Le mille e una notte, in cui «la verità non sta in uno solo ma in molti sogni», laddove Lynch non è presente l’opera perde di allegria e ironia. Perché, nonostante i turpi omicidi e un male ancestrale che vive nei boschi, Lynch ha permeato Twin Peaks di speranza, di quel bene che cerca di sopraffare il male con ogni mezzo.

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Dicevo: nella terza stagione si nota maggiormente la visione d’insieme di Lynch. È inevitabile, parliamo davvero di un’opera grandiosa. E con un fil rouge che unisce tutte le opere del regista di Missoula, quello stesso che fece rigirare una scena di Cuore selvaggio perché un tubo di gomma sullo sfondo di un panorama desertico non avrebbe potuto essere bianco, ma rosso.

Quanto è magico – si legge nel libro autobiografico In acque profonde – entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo.

Di che colore sono le tende del palchetto in Eraserhead in cui una donna con il volto deforme intona «in Heaven everything is fine»? Il film è in bianco e nero, ma a noi fan piace immaginare che anche quelle tende siano rosse, esattamente come quelle nel rifugio di Jacques Renault e nella Loggia Nera, come quelle nel Club Silencio.

I personaggi

Se dovessi iniziare a parlare di tutti i personaggi di Twin Peaks, mi ci vorrebbe una vita intera. Anzi, forse non sarebbe neppure sufficiente. Vi basti sapere che ci sono personaggi buoni e cattivi. I personaggi non sono però dei tipi, ma sono a tuttotondo. Lo stesso protagonista, l’agente Fbi Dale Cooper è dotato di due parti in lotta nel suo animo, sebbene quella orientata verso il bene sia di fatto quella preponderante. Analogamente è buona e cattiva Laura che, come abbiamo scoperto nell’estate del 2017, quando abbiamo potuto vedere finalmente la terza stagione, è stata mandata sulla Terra per salvarla.

È interessante come Lynch abbia proposto sempre una figura femminista della donna, anche quando è dominata dal male. Sarah Palmer, per esempio, forse posseduta nella terza stagione o magari intossicata dal male che vive a Twin Peaks, recide con un morso la carotide di un molestatore. Senza dimenticare che il delitto di Laura è di fatto un femminicidio: anche se operato da forze sovrannaturali, Bob uccide Laura perché lei si rifiuta di fargli da vettore, si rifiuta di essere posseduta da lui.

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Sono molti i personaggi interessanti e con degli sviluppi inattesi o semplicemente spettacolari, da Bobby Briggs al dottor Jacoby/dr Amp, fino a Leland Palmer, interpretato da un magistrale Ray Wise: la sua interpretazione è intensa e magnetica, attraverso cambi di registro continui (ne parla l’attore stesso nei contenuti speciali di uno dei primi cofanetti in commercio, in cui racconta cosa abbia provato la prima volta che ha letto il copione). Il personaggio cui molti tra noi fan sono affezionati è però Margaret Lanteman, alias la Signora Ceppo interpretata da Catherine E. Coulson, di cui ho parlato nei giorni scorsi.

Un inquietante e meraviglioso Bob disegnato dal fumettista Alessio Fortunato

Le storyline

Twin Peaks rientra, nostro malgrado, nel genere soap opera, anche se alcuni nel tempo hanno parlato di horror metafisico. L’etichetta di soap è dovuta alle numerosissime storyline che riguardano intrighi politico-economici e storie d’amore. Alcune di esse sono letteralmente sconnesse dalla trama e, ahimè, perfino noiose. Tra queste la relazione di Audrey Horne con Jack Justice Wheeler e l’avventura lontano ai confini della città di James Hurley con una misteriosa donna bionda succube di un assassino. Ovviamente queste storyline sono state completamente bypassate nella terza stagione, che è decisamente più organica, armoniosa e conforme al genio anticonformista di Lynch.

John Justice Wheeler – ha detto l’istrionico Billy Zane in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, mentre si trovava in Italia per le riprese di Stai sereno! di Davide Dapporto – è presente nella terza stagione di Twin Peaks! L’abilità di Lynch è quella di averlo reso invisibile anche se la sua presenza è percepibile in ogni fotogramma.

I libri

Per conoscere Twin Peaks come lo conoscono i veri fan, si deve naturalmente guardare la serie (ora arriviamo a parlare dei cofanetti) e leggere molto. Nel tempo infatti sono stati diversi i libri che hanno trattato l’argomento Twin Peaks da diversi punti di vista e noi partiamo proprio dai volumi strettamente collegati al telefilm.

Partiamo dall’essenziale: Il diario segreto di Laura Palmer. È stato scritto da Jennifer Lynch, figlia di David, e in Italia uscì con Tv Sorrisi & Canzoni in contemporanea con la prima messa in onda della serie. È il diario di cui si parla spesso all’interno di Twin Peaks, «il quaderno con le pagine strappate» che viene affidato a Harold Smith dopo che Bob l’ha trovato. Si tratta di uno scritto interessante, anche se di tanto in tanto qualche fan ha messo in risalto piccole possibili incongruenze – è uno scritto fondamentale per entrare nel mondo di Twin Peaks. Tanto più che lo trovate in commercio, perché nel 2017 la Mondadori l’ha ristampato.

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I libri di Mark Frost pubblicati prima e dopo la terza stagione. Lo scrittore Mark Frost, coautore della sceneggiatura di Twin Peaks, ha realizzato Le vite segrete di Twin Peaks e Twin Peaks – Il dossier finale. Il primo parla della storia della città, a partire dalla spedizione di Lewis & Clark – il famoso passaggio a Nord-ovest che riecheggia nel titolo della puntata pilota. Non mancano riferimenti ad alcuni personaggi che i fan già conoscevano, come la famiglia Packard, gli Horne, il dr Jacoby, la Signora Ceppo e uno dei miei preferiti, Carl Rodd, interpretato da un sempre fantastico Harry Dean Stanton, che i fan hanno incontrato per la prima volta nel film (e poi hanno amato alla follia nella terza stagione). Il secondo è un libro scritto dal personaggio fittizio di Tammy Preston, che nella serie è l’agente dell’Fbi ed è interpretato dalla cantante Chrysta Bell: è un volume che riempie gli spazi vuoti: che fine ha fatto Leo Johnson, ma soprattutto come sta Annie?

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I libri di Matteo Marino. Giù la maschera: io sono una grandissima fan di Matteo Marino, che cura il sito DavidLynch.it e parlo e consiglio i suoi libri tutte le volte che posso. In particolare, se parliamo di Twin Peaks, dobbiamo nominare due miscellanee: Il mio primo dizionario delle serie tv cult – in cui esiste un capitolo dedicato proprio a Twin Peaks e un dettaglio di richiamo nella copertina, realizzata, così come le illustrazioni interne, da Daniel Cuello – e I segreti di David Lynch. Quest’ultimo volume si concentra sulla produzione che Lynch ha dedicato al tema del doppio, quindi Strade perdute, Mulholland Drive, Inland Empire e naturalmente Twin Peaks. Inutile dirvi che il capitolo su Twin Peaks mi ha profondamente commossa: Lynch ha creato un’opera grandiosa ma anche una community di fan capaci di emozionarsi per il loro Maestro.

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Infine, se fate una ricerca online, vedrete che esistono numerosi saggi sull’argomento, tra cui vi segnaliamo Twin Peaks – Narrazione multimediale ed esperienza di visione di Marco Teti e Twin Peaks – David Lynch e la filosofia di Roberto Manzocco.

I cofanetti

Per capire e amare Twin Peaks bisogna vedere Twin Peaks. Le possibilità sono diverse: lo streaming su Sky on demand e simili oppure i cofanetti, che sono una miniera di contenuti speciali più vari. Esistono vari cofanetti che sono stati messi in commercio nel tempo: la più completa è sicuramente Twin Peaks – From Z to A, che però mi risulta esaurita. E allora come si fa?

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Quello che io consiglio è l’acquisto di Twin Peaks – The Entire Mistery, che raccoglie le prime due stagioni, il film e i Missing Pieces, cioè le scene tagliate che non sono state incluse in Fuoco cammina con me. Accanto a questo acquisto consiglio vivamente uno dei cofanetti della terza stagione: ce ne sono di diversi tipi e per tutte le tasche.

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Mi soffermo per un attimo sui Missing Pieces. Fuoco cammina con me è uno di quei film che non sono riuscita ad apprezzare subito. L’ho amato sulla distanza, dopo alcune visioni, ma c’era sempre qualcosa che non mi suonava bene. Quando ho visto i Missing Pieces ho capito: l’ironia di Lynch era finita in gran parte lì. Siamo grati al regista per averci restituito con i Missing Pieces tanta bellezza.

Nella cultura pop

Essendo un prodotto della cultura pop, Twin Peaks si è innestato su altri prodotti: I Simpson citano a volte la serie ma non sono i soli. C’è un intero episodio di Psych che è il tributo alla serie ed è interpretato da alcuni attori che erano nel cast delle prime due stagioni, compresa Sheryl Lee. Tra i tanti esempi che potrei citare, ve ne dico uno dei miei preferiti: in How I Met Your Mother – serie nota tra l’altro per i numerosi inside joke per amanti della cultura pop – ci sono due grossi riferimenti a Twin Peaks, aiutati dalla presenza nel cast di Ray Wise e Kyle MacLachlan come personaggi ricorrenti. Il primo è il padre di Robin e viene dipinto come un padre cattivissimo di cui Barney ha paura al suo primo incontro (il ricordo di Leland Palmer per il pubblico è in effetti indelebile). Il secondo è il Capitano, che ha a che fare in più modi con le vite dei protagonisti di Himym (tra cui anche il mistero dell’ananas): in un episodio, Marshall fa riferimento alla duplice natura del Capitano, esattamente come il buon Dale Cooper è intrappolato nella Loggia Nera e Mr C è libero di scorrazzare in giro.

Approfitto per dire grazie, in questo articolo, agli amministratori, moderatori e utenti dei gruppi Facebook Twin Peaks – Italia e Club Silencio – Italia. Senza di loro, l’esperienza di visione sarebbe rimasta qualcosa di individuale e non collettivo: da qualche anno, oltre alle visioni e ai rewatch collettivi (uno attivo proprio in questi giorni), posso confrontarmi con persone diverse sulla mia passione.

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