Quando George Orwell pubblicò 1984 forse non aveva messo in conto una trasposizione cinematografica come Brazil di Terry Gilliam. Ma pensiamo che l’avrebbe adorata.

di Paolo Merenda

C’è un racconto minore di Stephen King, La falciatrice, dalla raccolta del 1978 A volte ritornano, trasformato in un film, Il tagliaerbe, del 1992. Ebbene, l’idea iniziale della storia è stata sì ripresa dalla pellicola, ma solo quella, tanto che King fece togliere il suo nome tra i titoli di testa e di coda, insoddisfatto del risultato e della fedeltà all’opera iniziale.

Nonostante George Orwell sia morto nel 1950, credo che non avrebbe avuto nulla da ridire vedendo Brazil (del 1985) di Terry Gilliam. Il suo 1984 viene sì aperto, sviscerato e se vogliamo mescolato, ma per una soluzione finale degna di nota, non a caso firmata da Terry Gilliam, una delle menti d’eccellenza del collettivo Monty Python. Se in 1984 il protagonista Winston Smith ha in sé il germe della resistenza al sistema fin dall’inizio, facendosi notare un po’ troppo dai rappresentanti del regime dittatoriale, in Brazil c’è Sam Lowry, tranquillo dipendente al Ministero dell’Informazione che, semplicemente, si innamora, e questo gli fa compiere azioni pericolose.

Il tema portato avanti da Orwell viene ridiscusso dal regista, pur ponendo come base una dittatura molto molto simile. Ciò che resta simile è inoltre il finale, purtroppo, anche se narrativamente c’erano ben poche scelte per poter chiudere armonicamente il film. In mezzo, una spessa storia distopica unita a scene psichedeliche in cui l’occhio dello spettatore si perde, desideroso solo di farsi travolgere dalle onde psichiche di Terry Gilliam, bravo ad avvincerlo con oggetti e movimenti inquadrati con maestria. In 1984 la folla è l’alleato principale dell’amore tra Winston e Julia, in Brazil invece Sam e Jill hanno un alleato ben più definito: Archibald Tuttle (interpretato da Robert De Niro). La figura controversa è una delle differenze maggiori tra libro e film, ma funziona sullo schermo, anzi lo buca arrivando al cuore di chi vi è seduto davanti. Anche se forse lo spettatore finisce per non essere certo che esista.

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Ci sarà in futuro un film su 1984 più fedele al libro? Forse, ma intanto Brazil è una versione perfetta, seppur diversa, tra quelle già realizzate. C’è tutto il senso del romanzo (che è ormai definito una pietra miliare della distopia) e la follia visionaria di Gilliam. Follia che l’aveva portato a pensare a un titolo diverso (Brazil è riferito a una canzone, Aquarela do Brasil, che si sente spesso lungo tutto l’arco della storia): 1984 ½, che è chiaramente un riferimento al libro di Orwell, ma anche a Federico Fellini e il suo 8 ½. Un omaggio da un grande regista a un altro.

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