Primo di una serie di tre film (finora), I Mercenari è un doveroso tributo al cinema d’azione degli anni ’80 e ‘90.

di Paolo Merenda

C’era una volta, dal 1980 a circa fine secolo, una tipologia di attori che non si muoveva da una comfort zone ben precisa, i film d’azione. Lungi dall’essere una limitazione per queste leggendarie figure, nacquero così pellicole e franchise del calibro di Rocky Balboa, Rambo, Terminator, Die Hard e molti altri simboli di quel tempo. Per celebrarli, il loro capostipite, Sylvester Stallone, ha creato I Mercenari (The Expendables), nel 2010, film a cui poi sono seguiti altri due rispettivamente nel 2012 e nel 2014.

E una leggenda lo è davvero, questo lavoro che vede proprio Stallone alla regia e alla sceneggiatura (soggetto e sceneggiatura sono anche di Dave Callaham), e che nel cast ospita tutte le pietre miliari di quel genere di pellicole: Arnold Schwarzenegger (già in Danko), Bruce Willis, Jason Statham (presente anche in Snatch – Lo strappo), Dolph Lundgren, Jet Li, Mickey Rourke (pluripremiato per The Wrestler), Eric Roberts e Stone Cold Steve Austin, fra gli altri. Per non parlare di chi verrà chiamato per i due capitoli successivi, come Jean-Claude Van Damme, Chuck Norris (sì, la leggenda vivente del calcio rotante), Harrison Ford, Antonio Banderas, Wesley Snipes (con cui Stallone ha diviso lo schermo in occasione di un gran film, Demolition Man, e con loro c’era Sandra Bullock, da sempre corteggiata vanamente dall’interprete di Rambo per farla partecipare a I Mercenari), Ronda Rousey e Mel Gibson. Ma questa è un’altra storia, che forse vi dirò in futuro.

Parlare della trama del film è inutile: il classico cattivone internazionale vuole seminare scompiglio e spinge i refrattari protagonisti a schierarsi, per fare una bruttissima fine lui e i suoi scagnozzi. Sipario, tutti a casa. I Mercenari non è la sua trama, ma il suo lascito: porta al più alto livello il concetto di film d’azione, che negli ultimi 15 anni, a esser generoso, manca di stelle che fanno solo quello, ovvero fisici megascolpiti che trovano la ragion d’essere solo con una mitragliatrice più grossa di loro tra le braccia. Un film d’azione deve essere rilassante, bisogna guardarlo sapendo che il cattivo morirà, nessuna sorpresa o finale cervellotico. Il cattivo perde e muore, il buono vince. Facciamo sì che accada almeno nei film.

L’idea alla base de I Mercenari, va detto, è funzionale e anche molto buona: un gruppo di ex agenti segreti o esperti di tecnica di guerriglia che dà vita a un gruppo che si muove tra le nazioni (I Mercenari si muove tra l’America e lo stato immaginario di Vilena, vicino al Messico e con somiglianze con quest’ultimo), viene chiamato per dirimere la questione aperta a Vilena. Il capo del gruppo di soldati, Barney Ross (Sylvester Stallone, appunto), deve quindi affrontare prima a distanza, poi da vicino, James Munroe (Eric Roberts) e i suoi aiutanti, come Dan Payne (Stone Cold Steve Austin).

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Due le scene degne di nota, a mio avviso: l’unica di tutta la pellicola in cui Stallone, Schwarzenegger e Willis recitano insieme e lo scontro fisico tra il capo dei mercenari e Steve Austin. Per quanto riguarda le tre icone, avranno modo di rifarsi con ruoli più grossi nel secondo capitolo della trilogia, ma nel primo film del 2010 danno vita a battute che sfondano la quarta parete. Arnold Schwarzenegger, che compare solo per pochi minuti, lascia il caso dello stato di Vilena a Stallone, andandosene via. Bruce Willis chiede a Stallone cosa gli sia preso, e quest’ultimo gli risponde che Schwarzenegger s’è messo in testa di diventare presidente degli Stati Uniti. Ebbene, dal 2003 al 2011 è stato Governatore della California, e per tutto il suo mandato, oltre a cercare di far del bene per i cittadini (è un noto attivista contro il razzismo e l’inquinamento), ha cercato di cambiare la legge per poter essere eleggibile come presidente degli Usa, cosa impossibile date le sue origini austriache.

La seconda scena notevole, lo scontro tra Sylvester Stallone e Steve Austin, già glorioso esponente del wrestling in Wwe (considerato con The Rock e Hulk Hogan nei magnifici tre della storia della disciplina, non a caso autori di un segmento a Wrestlemania ricordato ancor oggi), ha visto purtroppo un grave infortunio alla schiena per Stallone, una vertebra cervicale fratturata. E per le vertebre, più la frattura è alta, più sono pericolose. Infatti l’attore è stato portato in ospedale e operato d’urgenza, per tornare a tempo di record, poche settimane, sul set, contro il parere dei medici. Non è una novità per Stallone andare oltre i suoi limiti: per Rocky 4, decise di fare un round vero, seppur di prova, con Dolph Lundgren (l’iconico Ivan Drago, imponente pugile russo). Come finì? Stallone rischiò seriamente dopo un colpo di Lundgren e si svegliò all’ospedale, dove era stato portato di corsa per essere innanzitutto svegliato dal trauma, prima che curato.

Episodi che non fanno che far aumentare la fama di Sylvester Stallone e soci, per un tempo che non tornerà, ma di cui restano ottime pellicole e che, perché no, di tanto in tanti vengono aggiunti nuovi capitoli per la gioia dei fan. I Mercenari è in programmazione stasera alle 21,10 su RaiMovie.

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